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scritto da yanez il 1 dic 2008

Quando Daniela mi ha detto che voleva andare a vedere “Il caffè del signor Proust”, pur non conoscendo nulla al riguardo (mea culpa, mea ignorantia !!),  ho subito acconsentito. Non sapevo che fosse un monologo, ma nella mia mente mi ero già fatto un’ idea di come poteva essere. Mi ero immaginato che fosse un racconto di qualcuno vissuto con Proust e che avrebbe accompagnato lo spettatore nella vita quotidiana del grande scrittore. Potete immaginare la mia emozione quando….

..bussiamo alla porta della casa di Proust e la governante anziana, la signora Céleste ci apre e ci accoglie come si accolgono dei vecchi amici. Tutti in piedi (35 spettatori è il massimo che accoglie la stanzetta) assistiamo alla descrizione particolareggiata della casa. Rimaniamo colpiti dalla recitazione di Gigi Angelillo che con una gestualità essenziale e pause studiate, come per cercare nella memoria le parole giuste, ci accoglie suggerendoci il calore che animava la casa, non senza una punta d’amarezza. Celéste descrive ogni cosa, ogni angolo della casa anche i mobili, che forma avevano, a che servivano, etc. Conosce tutto e ricorda tutto e vuole dirci tutto affinché quella preziosa testimonianza non venga sepolta dalla polvere. Poi ci porta nella stanza da letto e lì inizia un viaggio nei ricordi: ci racconta di come le sia capitato di arrivare a Parigi, di come sia entrata nella casa e nella vita del “signor Proust”. E poi ci offre davvero del caffé, rigorosamente filtrato a mano, l’unico che lo scrittore bevesse volentieri, insieme alle proverbiali madeleine (tipici biscotti francesi). Siamo rapiti dal racconto, è come se fossimo veramente in quella casa, partecipiamo all’emozioni di Celeste sentiamo la sua vita dentro di noi, è nostra! Bellissimo, questo è vero teatro!! Ma l’azione continua scoppia la guerra, si abbandona la casa per fuggire in Normandia. Ma si ritorna  sani e salvi e infine si passa in un’altra stanza, si è giunti all’epilogo. Celéste racconta gli ultimi momenti di vita di Proust, ci sono i dottori, la malattia, le cure rifiutate, la sua angoscia per lo scrittore, e ineluttabile la morte.

“Mi dispiace, il caffè è finito”.

 

Consiglio a tutti di andarlo a vedere, fino al 6 dicembre è al Teatro dell’orologio di Roma ma, girando su internet, ho scoperto che è un testo molto richiesto anche all’estero, quindi sicuramente lo programmeranno spesso.

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1 Commento a ““Il caffé del signor Proust””

  1. daniele scrive:

    se ho ben capito è un viaggio sull’onda dei ricordi e questo mi piace molto.in tal senso leggo le biografie(intese come libro di ricordi).adesso sto leggendo quella di Amos oz”una storia di amore e di tenebra”-Mi hai dato un idea per andare a teatro
    daniele

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